Scopri cos’è il bullismo, come si manifesta (fisico, verbale, indiretto, cyberbullismo) e quali ruoli entrano in gioco. Un’analisi chiara e approfondita a cura di Gabriella Marano.

Bullismo: cos’è davvero, come riconoscerlo e quali sono i ruoli coinvolti

Si parla tanto di bullismo, un po’ dappertutto, in televisione, sui giornali, a scuola, in famiglia, al bar. Ma c’è tanta confusione intorno a questo fenomeno, tanto che a volte si sente chiamare bullismo qualcosa che bullismo non è, oppure a volte, ed è capitato proprio a me, si assiste al fatto che non si sappia riconoscere il fenomeno quando invece si sta palesando chiaramente, e questa confusione si riscontra anche in quei soggetti che occupano posizioni di vertice all’interno delle istituzioni scolastiche e non. Dunque, è necessario chiarire cosa sia il bullismo, in quali forme si manifesta, fare una panoramica di parole e concetti chiave utili per parlarne in modo più consapevole.

 

Allora, che cos’è il bullismo?

Il bullismo è sempre una prepotenza, ma perché una determinata prepotenza possa essere qualificata bullismo, è necessario che si verifichino tre caratteristiche fondamentali: deve essere sistematica, dunque reiterata nel tempo, deve basarsi su un’asimmetria di potere, e deve essere intenzionale, ossia il comportamento aggressivo deve essere messo in atto consapevolmente, volontariamente.

Per dirla alla maniera di Olweus, il bullismo è sempre un atto di sopraffazione intenzionale e negli atti violenti bisogna riscontrare la volùntas nocendi, ossia la volontà a fare del male.

Può manifestarsi in diverse forme: diretta, ossia esplicitata fisicamente, attraverso agiti violenti (schiaffi, pugni, calci, ecc…); verbale, ossia attraverso offese, minacce, ricatti, ecc…; indiretta, che è forse la forma più subdola, perché non riguarda atteggiamenti e comportamenti rivolti direttamente alla vittima, ma la stessa viene danneggiata sul piano delle relazioni con gli altri attraverso la diffusione di pettegolezzi e dicerie, fino ad arrivare ad ostracizzarla, allontanarla, emarginarla, a portarla ad un isolamento non soltanto emotivo, ma anche fisico (si rifiuta di andare a scuola, di praticare lo sport, ecc…). Esiste poi il Cyberbullismo, che si manifesta nelle sue molteplici forme in rete, che riguarda appunto atti di bullismo che avvengono principalmente nel contesto virtuale di internet (social, e-mail, whatsapp, telegram, ecc…).

Chi sono gli attori?

Il bullismo può diventare un fenomeno molto complesso, che può riguardare un numero elevato di ragazzi (e non mi riferisco solo a quelli che ne prendono parte in maniera attiva ed evidente). Si individuano molteplici ruoli: chiaramente c’è il bullo, che attivamente prende l’iniziativa di agire prepotenze ai danni di ragazzi che accuratamente individua e sceglie; l’aiutante, ovvero chi fattivamente lo supporta e lo coadiuva nell’impresa vigliacca e violenta, la sua spalla destra; gli spettatori, quelli che vengono anche definiti i bystanders, ossia coloro che non sono direttamente coinvolti negli atti di bullismo o cyber-bullismo, ma i loro atteggiamenti possono influenzare in modo determinante i processi di prevaricazione. Il loro ruolo è cruciale: potrebbero interrompere gli atti di bullismo e aiutare la vittima a fronteggiare il momento. Invece questi, che vengono anche definiti i “passivi” o i “silenziosi”, molto spesso, troppo spesso, incrementano e corroborano l’attività del bullo, i suoi attacchi e le sue violenze, a volte ridendo, a volte incitandoli, a volte stando semplicemente a guardare, senza intervenire.

Chi è il bullo, chi è la vittima.

Tra i bulli non ci sono soltanto quei soggetti che hanno veri e propri disturbi diagnosticati, che spesso afferiscono all’area dei Disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta (si pensi, ad esempio, al Disturbo oppositivo-provocatorio, ovvero a quei soggetti vendicativi ed ostili rispetto all’autorità, con i quali è davvero difficile rapportarsi, gestire la loro emotività, ottenere progressi) oppure a quella dei Disturbi di personalità (Disturbo antisociale, Disturbo borderline, Disturbo narcisistico, ecc…). Ma ci sono anche soggetti che, nascendo già con un particolare temperamento di base, unitamente ad un clima familiare scarsamente affettivo ed accudente, violento, oppure instabile, incoerente, vulnerabile da un punto di vista educativo, crescono interiorizzando l’aggressività e la violenza fino ad esternarla mettendola in pratica nelle forme peggiori. Il bullo, di fondo, ha una personalità fragile, manca di capacità empatiche, ed estrinseca il potere attraverso la prevaricazione e la sopraffazione che agisce su chi è percepito come debole.

La vittima, invece, è di solito una persona estremamente sensibile che, sin dall’infanzia, manifesta atteggiamenti molto prudenti e pacati. Molte volte insicura, che soffre di scarsa autostima e ha un’opinione negativa di sé. Non possiede le risorse e le capacità di affrontare le prepotenze che subisce oppure le padroneggia in maniera inefficace ed inadeguata. La vittima, inoltre, ha scarse capacità di problem solving, non riesce a costruire relazioni interpersonali funzionali e presenta notevoli difficoltà emotive: la vittima può sperimentare in maniera disfunzionale, ad esempio, la colpa, ovvero può arrivare a sentirsi responsabile di quanto accade (“mi chiamano quattrocchi, io porto gli occhiali, hanno ragione”) oppure la vergogna, per questo non rivela ai genitori, e alle persone care, cosa sta vivendo; la paura, perché vive costantemente con il timore di essere di nuovo preso di mira; la rabbia, perché non è capace di reagire e può arrivare ad indirizzarla contro madre, padre, fratello o contro se stesso. Su questo “contro se stesso” soffermiamoci un attimo e chiediamoci: in che modo indirizzano questa rabbia contro se stessi? Molto spesso autolesionandosi.


 
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